Quali per trovare una porta che si apra? le chiavi che ho non aprono queste serrature..e io, con un retaggio di orgoglio, mascheratosi per non farsi riconoscere, e quali difficoltà nell'accettare l'aiuto, il dono umano,sentito nel profondo, senza interesse alcuno, fatto così, perchè dia piacere al ricevere, nello stesso piacere del donare..
"io me la cavo sempre"
abbisogna di una trasformazione, poichè ora che smascherato appare come un " ce la devo fare da solo" ,con ostinazione (orgoglio?) , una vecchia abitudine, e come tale ardua nel morire,se mai morrà. Quanta la paura di mostrare le mie debolezze invece? il mostrarmi "non capace", e succube di quel "me la cavo sempre"?
"io non ce la faccio da solo, mi serve una mano"
parole pesanti, che si bloccano in gola, ancor prima trattenute nelle viscere..che contraggono tra la scapole, che non permettono una fluidità dell'essere corpo-fisico ed emotivo...
Un kesaghiri col katana, le pennellate di colore, una carezza, un pugno..quali differenze celano? non è questo che importa, non a me ora, ma ciò che le accomuna, che le unisce tra loro..trovano unione solo quando fatte con cuore e pancia..solo questo in ogni attimo..credo sia quì che si cela il senso del momento presente
"in un mito Karadjeri, popolazione abitante nell'Australia nord occidentale,si racconta di due vecchie donne, la maggiore delle quali si accorse di aver dimenticato all'accampamento il canestro entro il queale portava sempre un serpente. La minore tornò indietr
o a prenderlo,senza però trovarlo.
<<Il serpente s'era sprofondato tanto nel terreno quanto l'arcobaleno sovrasta alla terra>>.
Mentre tornava dalla sorella, il bosco che prima era tutto asciutto e senza una goccia d'acqua, le apparve tutto coperto d'acqua. E cammina,cammina,cammina,non vedeva che acqua a destra e sinistra,finoa che arrivò ad un fiume che prima non c'era...Allora arrivò l'arcobaleno, e s'inarco sul fiume facendo da ponte.Soltanto la sorella maggiore sapeva l'arcoaleno era il serpente."